Bloccati WhatsApp e Telegram in Russia: Meta dichiarata “organizzazione estremista”

Più di un mese fa
Mirko Zein

La cortina di ferro digitale è calata definitivamente. A partire da questo pomeriggio, milioni di cittadini russi si sono ritrovati improvvisamente isolati dal resto del mondo digitale: Meta, WhatsApp e Telegram sono stati ufficialmente bloccati su tutto il territorio nazionale.

La mossa, orchestrata dal regolatore delle telecomunicazioni Roskomnadzor, non è solo una censura, ma una migrazione forzata. Il governo sta spingendo aggressivamente la popolazione verso “Max”, un clone locale di WeChat non crittografato, progettato specificamente per permettere alle autorità di leggere ogni singolo messaggio inviato e ricevuto.

Meta è “Organizzazione Estremista”

La repressione non si ferma alle app di messaggistica. L’accesso a Facebook e Instagram è stato completamente interrotto e la società madre, Meta, è stata formalmente designata come “organizzazione estremista” dalle autorità giudiziarie russe.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, WhatsApp è stato rimosso dai registri ufficiali dei fornitori di servizi internet oggi stesso. Fino a poche ore fa, l’app contava almeno 100 milioni di utenti attivi nel paese, ora tagliati fuori dalle loro comunicazioni private.

La Russia è tecnicamente in grado di imporre questo blocco totale poiché tutto il traffico internet nazionale viene instradato attraverso server governativi centralizzati, permettendo un controllo capillare sui dati in transito.

Il Paradosso Telegram: Un autogol tattico?

Se il blocco di WhatsApp era prevedibile data la natura americana della proprietà, la messa al bando di Telegram appare come una mossa strategicamente “stupida” e potenzialmente dannosa per lo stesso sforzo bellico russo.

Telegram è ampiamente utilizzato dai soldati russi impegnati al fronte in Ucraina. La piattaforma è diventata vitale per ricevere avvisi in tempo reale su attacchi di droni e missili, oltre che per mantenere i contatti con le famiglie in patria. Tagliare questo canale di comunicazione ha scatenato la rabbia non solo dei civili, ma anche dei sostenitori più accesi di Putin e dei blogger militari (“milbloggers”), che ora si ritrovano “ciechi” sul campo di battaglia.

L’alternativa “Max”: Il Grande Fratello in tasca

L’obiettivo finale del Cremlino è chiaro: convogliare l’intera vita digitale russa su Max. A differenza delle app occidentali o di Telegram, Max non offre crittografia end-to-end. Al contrario, è costruita con “backdoor” governative che garantiscono ai servizi di sicurezza (FSB) l’accesso illimitato e in tempo reale a tutte le conversazioni, foto e dati degli utenti.

La privacy in Russia è ufficialmente morta oggi, 12 febbraio 2026.

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