La lunghissima e complessa guerra legale che vede contrapposte Apple ed Epic Games sembra essere ancora ben lontana dalla sua conclusione definitiva. Quella che era iniziata come una disputa sulle commissioni del popolarissimo videogioco Fortnite si è trasformata, nel corso degli anni, in una delle battaglie antitrust più importanti e seguite dell’intera storia della tecnologia moderna. Proprio in queste ore, l’azienda di Cupertino ha deciso di giocare una delle sue carte più pesanti, pianificando di chiedere ufficialmente l’intervento della Corte Suprema degli Stati Uniti per dirimere una volta per tutte la spinosa questione legata alle restrizioni sulle tariffe dell’App Store e alla pesantissima accusa di oltraggio alla corte.
La richiesta di pausa strategica verso Epic Games
Secondo quanto emerso da un recente documento depositato il 3 aprile presso le aule di tribunale americane, dopo la guerra in Giappone, Apple ha formalmente chiesto alla Nona Corte d’Appello dei circuiti statunitensi di sospendere immediatamente qualsiasi piano operativo che consentirebbe al tribunale del distretto settentrionale della California di stabilire e imporre una “commissione ragionevole”. Questa commissione è quella che Apple dovrebbe poter addebitare agli sviluppatori per gli acquisti digitali effettuati dagli utenti al di fuori dell’ecosistema chiuso di iOS, tramite i famosi link esterni inseriti all’interno delle applicazioni.
La preoccupazione principale dei legali californiani è puramente logistica e funzionale: Apple teme enormemente che il tribunale distrettuale possa decidere e imporre una nuova struttura tariffaria provvisoria, per poi vedersela completamente annullata o ribaltata mesi dopo da un’eventuale e definitiva pronuncia della Corte Suprema. L’azienda ha sottolineato a chiare lettere di non voler sottoporre gli sviluppatori e il proprio ecosistema a continui, drastici e confusi cambiamenti alle regole dell’App Store. Per questo motivo, la proposta di Cupertino è tanto semplice quanto inaspettata: mantenere in vigore l’attuale e vantaggioso sistema a “zero commissioni” per i link esterni, in attesa di ricevere un responso finale dalle più alte cariche dello Stato.
I precedenti storici: Dall’oltraggio alla corte all’azzeramento delle tariffe
Per comprendere a fondo questa mossa strategica, è necessario fare un passo indietro e analizzare la catena di eventi che ha portato a questa situazione di stallo. Ricorderete che nell’aprile del 2025, Apple è stata giudicata colpevole di aver violato in modo palese un’ingiunzione emessa nel lontano 2021. Quell’ingiunzione, scaturita proprio dalla prima vittoria parziale nel processo contro Epic Games, imponeva ad Apple di allentare le sue rigidissime regole “anti-steering”, costringendola a permettere agli sviluppatori di inserire dei collegamenti ipertestuali per indirizzare i clienti verso opzioni di acquisto web di terze parti.
Sebbene Apple avesse effettivamente implementato queste nuove regole, lo aveva fatto imponendo comunque una commissione altissima, compresa tra il 12% e il 27%, su tutti gli acquisti effettuati tramite web link. Questa mossa aveva mandato su tutte le furie Epic Games, che aveva accusato Apple di imporre tariffe ingiustificate atte a scoraggiare l’uso di pagamenti alternativi. Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers aveva dato pienamente ragione a Epic, dichiarando Apple in “violazione intenzionale” (oltraggio alla corte) e vietando di fatto all’azienda di riscuotere qualsiasi tipo di commissione su quei link. Nel dicembre del 2025, la Corte d’Appello aveva emesso una sentenza mista: pur confermando che Apple aveva violato l’ingiunzione, aveva anche stabilito che l’azienda di Tim Cook avesse tutto il diritto di ricevere un compenso per l’uso delle proprie tecnologie proprietarie, incaricando quindi il tribunale distrettuale di calcolare una nuova “commissione ragionevole”.
La strategia per la Corte Suprema: “Spirito” contro “Testo”
L’obiettivo primario di Apple con questo nuovo ricorso è sperare che la Corte Suprema faccia ciò che la Corte d’Appello non ha avuto il coraggio di fare: annullare completamente e definitivamente la sentenza del tribunale distrettuale. La linea difensiva degli avvocati californiani si basa su argomentazioni tecniche estremamente sottili ma potenzialmente devastanti dal punto di vista giuridico.
In primo luogo, Apple contesterà apertamente la condanna per oltraggio civile. La difesa sostiene che l’ingiunzione originale del 2021 non conteneva alcuna dicitura specifica o divieto esplicito riguardante la riscossione di commissioni. Pertanto, Apple ritiene di non poter essere condannata per aver violato lo “spirito” di un’ingiunzione, quando il testo nudo e crudo della stessa non menzionava affatto l’argomento finanziario. Si tratta di una disputa legale di altissimo livello tra l’interpretazione letterale della legge e il suo intento morale, un dibattito che ha ottime probabilità di catturare l’interesse e l’attenzione dei giudici della Corte Suprema.
In secondo luogo, Apple sostiene fermamente che la portata dell’ingiunzione sia stata esagerata e applicata in modo sproporzionato. L’azienda ritiene che le restrizioni non dovrebbero estendersi a tappeto a tutti gli sviluppatori a livello nazionale, ma dovrebbero essere applicate e limitate esclusivamente agli sviluppatori direttamente collegati a Epic Games, che è di fatto l’unica vera entità accusatrice in questo specifico procedimento.
Gli scenari futuri con Epic Games: Cosa accadrà ora al mercato delle App?
Il futuro immediato delle commissioni dell’App Store dipenderà interamente dalla risposta della Corte d’Appello a questa richiesta di sospensione. Le tempistiche e gli scenari possibili sono ormai chiaramente delineati:
• Se la Corte d’Appello accetterà il piano di Apple, l’udienza per il calcolo della nuova commissione presso il tribunale distrettuale verrà letteralmente congelata, e l’attuale politica dello zero percento sui link esterni rimarrà attiva fino alla decisione della Corte Suprema.
• Se, al contrario, la Corte d’Appello dovesse respingere la richiesta di sospensione, il tribunale distrettuale avvierà immediatamente il complesso processo burocratico per il calcolo della nuova “commissione ragionevole”, mentre Apple porterà comunque avanti la sua petizione in attesa di un verdetto.
• Infine, va ricordato che la Corte Suprema rappresenta l’ultimo grado di giudizio in assoluto. Non vi è alcuna garanzia che accetti di ascoltare il caso (come già accaduto nel 2024, quando respinse le richieste di entrambe le aziende). Se deciderà di non intervenire, la sentenza della Corte d’Appello diventerà definitiva e irrevocabile, segnando per sempre il futuro economico dell’ecosistema iOS.
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