Le tensioni geopolitiche internazionali si riversano prepotentemente sul mondo della tecnologia e sui colossi della Silicon Valley. Secondo quanto riportato nelle ultime ore dalla testata americana CBS News, l’Iran ha lanciato un durissimo monito che coinvolge direttamente l’azienda guidata da Tim Cook. Apple è stata infatti inserita all’interno di una lista nera ufficiale di potenziali bersagli strategici.
Attraverso un comunicato diffuso nella giornata di oggi sul celebre servizio di messaggistica Telegram, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran ha diramato un severo avvertimento. Sullo sfondo del continuo e logorante conflitto in Medio Oriente con gli Stati Uniti e Israele, il gruppo militare ha stilato un elenco di multinazionali americane che d’ora in avanti verranno considerate a tutti gli effetti come “bersagli legittimi” per eventuali rappresaglie.
La lista dei bersagli dell’Iran: Non solo Apple
Il post pubblicato su Telegram dalle Guardie della Rivoluzione non si limita a minacciare in modo generico gli interessi americani, ma punta il dito contro 18 aziende specifiche che rappresentano il cuore pulsante dell’economia, della tecnologia e della finanza degli Stati Uniti.
Tra i nomi più di spicco finiti nel mirino del governo di Teheran figurano i giganti incontrastati dell’industria tech globale:
• Apple
• Microsoft
• Google
• Meta (la società madre di Facebook, Instagram e WhatsApp)
• IBM e Cisco (leader mondiali nelle infrastrutture di rete e nei servizi IT)
• Tesla (l’azienda automobilistica e tecnologica di Elon Musk)
• Nvidia (il principale produttore mondiale di microchip per l’intelligenza artificiale)
• Boeing (colosso del settore aerospaziale e della difesa)
• J.P. Morgan (gigante del settore bancario e finanziario)
L’accusa di spionaggio e i rischi per la sicurezza
La giustificazione formale fornita dall’IRGC per l’inserimento di queste aziende all’interno della lista dei bersagli è gravissima e dai toni decisamente accesi: il post su Telegram accusa esplicitamente queste multinazionali di agire come vere e proprie “spie” per conto del governo degli Stati Uniti. Secondo la retorica del comunicato, le infrastrutture informatiche, i dispositivi (come i nostri amati iPhone e Mac) e i servizi cloud forniti da queste società verrebbero impiegati per agevolare, supportare e tracciare le operazioni militari americane e israeliane nella regione.
Al momento non è ancora stato specificato pubblicamente in quale modo l’Iran intenda colpire questi “bersagli legittimi”. Sebbene un boicottaggio commerciale o un attacco fisico alle infrastrutture o alle sedi operative dislocate in Medio Oriente sia sempre una possibilità in questi scenari di guerra, la minaccia più concreta, immediata e plausibile riguarda senza dubbio il dominio del cyberspazio.
L’Iran possiede infatti alcune delle divisioni di hacker sponsorizzate dallo Stato (i temuti gruppi APT, Advanced Persistent Threat) tra le più sofisticate e pericolose al mondo. È altamente probabile che realtà come Apple e Microsoft debbano prepararsi a fronteggiare un’imminente e massiccia ondata di attacchi informatici (cyberwarfare) mirati a:
• Tentare di sottrarre proprietà intellettuale, segreti industriali o dati sensibili degli utenti occidentali.
• Interrompere, sovraccaricare o sabotare i servizi cloud essenziali nell’area.
• Condurre estese campagne di ingegneria sociale e phishing mirato contro i dipendenti delle aziende tech per infiltrarsi nelle reti aziendali interne.
Apple, che da sempre fa della privacy e della sicurezza il proprio cavallo di battaglia assoluto, dovrà innalzare ulteriormente i propri scudi digitali. Non a caso, funzioni estreme e corazzate come la Modalità di Isolamento (Lockdown Mode) nascono proprio per difendere gli utenti più esposti da queste precise tipologie di minacce sponsorizzate a livello statale.
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