Il momento che molti temevano (e altri prevedevano) è arrivato. A partire da oggi, lunedì 9 febbraio 2026, OpenAI ha ufficialmente iniziato a mostrare inserzioni pubblicitarie all’interno di ChatGPT per gli utenti negli Stati Uniti. Questa mossa segna un cambiamento radicale nel modello di business dell’azienda guidata da Sam Altman, che finora aveva mantenuto l’interfaccia della sua AI generativa pulita e priva di distrazioni commerciali.
La decisione, comunicata direttamente da OpenAI, è dettata dalla necessità di sostenere i costi esorbitanti dell’infrastruttura. L’azienda ha ammesso candidamente di non essere ancora profittevole e che i piani gratuiti o a basso costo richiedono “investimenti continui e significativi”. Le pubblicità, dunque, diventano il carburante necessario per mantenere accessibile la tecnologia a milioni di persone senza costi elevati.
ChatGPT: Chi vedrà gli spot e come funzionano
Non tutti gli utenti saranno colpiti da questa novità. Le pubblicità saranno limitate esclusivamente a due categorie di account:
• Utenti Free: Chi utilizza il servizio gratuitamente.
• Abbonati Go: Chi ha sottoscritto il piano economico “Go”.
Gli annunci appariranno solo agli utenti adulti loggati (i minori sono esclusi per policy) e saranno chiaramente etichettati come “Sponsorizzati”, presentati in blocchi separati dalle risposte dell’AI per evitare confusione. Il sistema di targeting è basato sul contesto: OpenAI mostrerà annunci pertinenti all’argomento della conversazione o alle interazioni passate. Ad esempio, se state chiedendo a ChatGPT una ricetta per la cena, potreste vedere apparire un banner per un servizio di consegna della spesa o per un kit di pasti pronti.
Esiste però una via d’uscita per chi odia le interruzioni ma non vuole passare ai piani Pro o Plus: OpenAI offre un’opzione di opt-out. Gli utenti possono scegliere di disattivare le pubblicità, ma in cambio dovranno accettare un limite inferiore di messaggi gratuiti giornalieri.
Privacy e Dati: Cosa sa l’inserzionista?
Consapevole delle preoccupazioni sulla privacy, OpenAI ha strutturato il sistema pubblicitario con paletti rigidi. L’azienda assicura che le pubblicità non influenzeranno le risposte fornite da ChatGPT e che il contenuto delle chat non verrà mai ceduto direttamente agli inserzionisti.
Ecco le garanzie fornite:
• Dati aggregati: I brand riceveranno solo report numerici (visualizzazioni, clic), ma non avranno accesso alla cronologia delle chat, ai “ricordi” dell’AI o alle informazioni personali.
• Argomenti sensibili esclusi: Non verranno mostrate pubblicità se la conversazione tocca temi delicati come la salute, la salute mentale o la politica.
• Controllo Utente: È possibile eliminare i dati pubblicitari, disattivare la personalizzazione e fornire feedback sul perché un certo annuncio non è gradito.
Gli abbonati ai piani di fascia alta (Plus, Pro, Business, Enterprise ed Education) continueranno a godere di un’esperienza totalmente ad-free.
La guerra degli spot: Anthropic attacca al Super Bowl
L’introduzione delle pubblicità non è passata inosservata ai concorrenti. Proprio la settimana scorsa, Anthropic, la casa madre del chatbot rivale Claude, ha lanciato una campagna aggressiva per differenziarsi da OpenAI.
Durante il Super Bowl, Anthropic ha mandato in onda uno spot “anti-pubblicità”, promettendo solennemente di mantenere Claude libero da inserzioni per sempre. Il messaggio è stato chiaro: una “conversazione con un’AI” non è il luogo adatto per il marketing. Mentre OpenAI definisce le sue ads “unicamente preziose”, la concorrenza scommette tutto sulla purezza dell’interazione, accendendo una nuova rivalità etica nel mondo dell’intelligenza artificiale.
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