macOS 27 segna la fine di un’era: Addio definitivo ai Mac con processore Intel. Ecco i modelli tagliati fuori

Più di un mese fa
Mirko Zein
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Il mondo dell’informatica è fatto di cicli, di grandi rivoluzioni e di inevitabili addii. Quando Apple annunciò per la prima volta la transizione storica dai processori Intel ai propri chip proprietari basati su architettura ARM, sapevamo tutti che questo giorno prima o poi sarebbe arrivato. Ora, quel momento è giunto e sta per materializzarsi in via definitiva con il prossimo, imminente aggiornamento del sistema operativo desktop di Cupertino. Secondo le conferme e le informazioni trapelate nelle ultime ore, macOS 27 rappresenterà a tutti gli effetti la fine di un’era tecnologica duratura e gloriosa: sarà il primissimo sistema operativo della mela morsicata a tagliare definitivamente i ponti con il passato, abbandonando del tutto il supporto per le macchine basate su architettura Intel.

macOS 26 Tahoe: Il canto del cigno per Intel

Gli indizi di questo epocale e drastico stacco generazionale erano già stati disseminati strategicamente da Apple lo scorso anno. Durante il segmento “Platforms State of the Union”, un approfondimento tecnico dedicato esclusivamente agli sviluppatori e andato in onda in occasione della passata WWDC 2025, i dirigenti californiani avevano rivelato in modo velato ma inequivocabile che l’attuale macOS 26 (nome in codice Tahoe) sarebbe stata l’ultima e definitiva major release a supportare e tollerare la presenza dei processori Intel all’interno del proprio ecosistema software. La promessa è stata mantenuta: da questo autunno, il codice di base di macOS verrà ripulito da tutte le pesanti istruzioni “legacy”, permettendo agli ingegneri di ottimizzare il sistema in modo estremo, chirurgico e senza più alcun tipo di compromesso volto a mantenere la retrocompatibilità.

La “Blacklist” di macOS 27: Quali Mac Intel si fermeranno a Tahoe

La scure di questo inevitabile balzo in avanti si abbatterà su alcune macchine professionali che, fino a pochissimi anni fa, rappresentavano il fiore all’occhiello dell’offerta Apple. Questi computer, pur rimanendo delle validissime workstation da lavoro e continuando a ricevere per un po’ di tempo importanti patch di sicurezza, non potranno mai assaporare le novità di interfaccia, le funzioni di intelligenza artificiale avanzata e le app esclusive in arrivo con macOS 27.

Ecco l’elenco esatto dei dispositivi Intel storici che si fermeranno per sempre alla versione macOS 26 Tahoe:

• MacBook Pro (16 pollici, 2019);
• MacBook Pro (13 pollici, 2020, variante top con quattro porte Thunderbolt 3);
• iMac (27 pollici, 2020);
• Mac Pro (2019 – l’iconico modello con design a “grattugia”).

L’esclusività di Apple Silicon e i requisiti del futuro

Con l’archiviazione del capitolo Intel, il futuro di macOS 27 apparterrà esclusivamente ed inequivocabilmente alla famiglia Apple Silicon. Per poter scaricare, installare e avviare il prossimo aggiornamento software, gli utenti dovranno necessariamente essere in possesso di un Mac equipaggiato con un chip della celebre e potentissima serie “M” (presumibilmente partendo dallo storico M1 in poi). C’è però un’eccezione notevole che allarga la famiglia: il sistema operativo supporterà nativamente anche il nuovissimo formato ultracompatto MacBook Neo, la vociferata e innovativa macchina portatile animata dall’inedito processore A18 Pro.

L’attesa per scoprire tutte le meraviglie grafiche e le potenti funzioni esclusive, tra cui la massiccia integrazione di Apple Intelligence e il nuovo Siri conversazionale potenziato, è ormai agli sgoccioli. Apple presenterà macOS 27 al mondo durante il palcoscenico globale della WWDC 2026 nel mese di giugno, rilasciando contestualmente la prima beta per gli sviluppatori, per poi preparare la distribuzione finale a tutto il pubblico nel consueto mese di settembre.

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