Caos in Tribunale: xAI accusata di distruggere le prove contro Apple e OpenAI. E il giudice boccia Musk

2 ore fa
Mirko Zein
Telegram iSconti e Offerte

Se pensavate che la causa antitrust di xAI (l’azienda di Elon Musk) contro la presunta collusione tra Apple e OpenAI fosse solo una questione di principi, vi sbagliavate. La situazione sta diventando incredibilmente disordinata e, per certi versi, imbarazzante per la parte dell’accusa. Nelle ultime ore sono emersi due sviluppi fondamentali: da un lato OpenAI ha lanciato un’accusa pesantissima contro Musk, e dall’altro il tribunale ha inflitto un’altra sconfitta strategica a xAI.

L’Accusa Shock: “xAI distrugge le prove di OpenAI”

La notizia più clamorosa riguarda la gestione dei documenti interni. In cause di questo calibro, vige l’obbligo di “Discovery”, ovvero le parti devono consegnare tutte le comunicazioni interne rilevanti. OpenAI, però, sostiene che xAI stia giocando sporco. Secondo i legali di Sam Altman, l’azienda di Musk starebbe:

• Ordinando ai dipendenti di utilizzare “strumenti di messaggistica effimera” (come Signal o XChat con auto-cancellazione) per far sparire testi e documenti.
• Nascondendo tutto: OpenAI afferma che xAI “non ha prodotto un solo documento non pubblico, nessuna email, nessun SMS e nessun messaggio Signal” che possa essere usato per la difesa.

L’accusa è brutale: “Distruggere le prove era l’intero scopo”, si legge nei documenti riportati da Bloomberg. Questo comportamento, se confermato, metterebbe OpenAI e Apple in una posizione di svantaggio iniquo e potrebbe portare a sanzioni contro Musk.

La “Pesca a Strascico” fallita (ancora)

Mentre si difende dalle accuse di distruzione, xAI sta anche perdendo colpi in attacco. L’azienda è stata più volte accusata di condurre “fishing expeditions” (pesca a strascico), ovvero richiedere quantità sproporzionate di documenti irrilevanti nella speranza di trovare qualcosa di compromettente. L’ultimo tentativo riguardava Jan Leike, ex capo dell’allineamento di OpenAI, passato poi ad Anthropic. Musk voleva costringerlo a consegnare i suoi documenti. Il giudice ha respinto nettamente la richiesta, dichiarando:

“La nomina del signor Leike come custode dei registri non è appropriata […] Data la mancanza di coinvolgimento di Leike nell’implementazione di Apple AI e le tempistiche della sua partenza, i documenti non appaiono rilevanti.”

È l’ennesima porta in faccia per i legali di Musk, che nelle settimane scorse si erano visti negare anche l’accesso al codice sorgente di OpenAI e ai documenti della super-app coreana Kakao, richieste giudicate “sproporzionate”.

Cosa succede ora?

La causa sta assumendo i contorni di una farsa legale. Mentre Google di recente è stata solo “sgridata” da un giudice per non aver preservato alcune chat nel caso Epic Games, le accuse contro xAI sembrano descrivere un approccio molto più sistematico alla cancellazione delle prove. Nessuna delle aziende ha ancora commentato pubblicamente, ma la tensione in aula è alle stelle.

[fonte]